Primarie, uno strumento non un fine

12 Novembre 2008

Un giornale locale mi ha chiesto di scrivere un piccolo articolo sull’istituto delle primarie. Lo pubblico ovviamente anche sul blog, premettendo che le mie considerazioni sul tema sono molteplici, ma ovviamente per motivi “tipografici” ho dovuto compiere un’analisi assai sommaria e contenuta. Non mancheranno occasioni, anche sul blog, per parlare più approfonditamente del tema.  

 

Se oltreoceano, negli Stati Uniti, le elezioni primarie hanno ormai una storia ed una tradizione consolidata (le prime primarie della storia si sono tenute nel 1842!),nel nostro Paese sono una novità molto recente e, almeno per ora, caratterizzante solo il centrosinistra. Sicuramente le primarie sono uno strumento di democrazia, che segnalano una consapevolezza: la scelta della candidatura alle cariche monocratiche (Sindaco, Presidente di Provincia,…) è veramente importante per un partito, che percepisce così tanto questa rilevanza da considerare necessario che essa venga compiuta non più negli organismi dirigenti ma tramite un coinvolgimento il più largo possibile.

In alcuni Paesi tale possibilità spetta solo agli iscritti del partito (le primarie c.d. “interne”) mentre in Italia il centrosinistra e soprattutto il Partito Democratico hanno scelto la formula più aperta, quella di far votare alle primarie non solo agli iscritti ma anche tutti coloro che si dichiarino elettori dello schieramento.

E’ una scelta indubbiamente coraggiosa e innovativa, che però viene da alcuni criticata affermando che, molte volte, le primarie consistono nella “ratifica” di ciò che hanno già deciso i gruppi dirigenti. Basterebbe ricordare il caso di Vendola in Puglia nel 2005, candidato che ha vinto le primarie pur non godendo certamente dei favori del pronostico, per capire che questa critica non sia vera. Questi due casi, insieme a tanti altri, ci insegnano che quando si conferisce agli elettori la possibilità di scegliere non c’è mai un risultato scontato o acquisito in partenza. Altro aspetto positivo da non sottovalutare è che le primarie sono uno straordinario momento di mobilitazione e di presenza quotidiana che porta i candidati e i partiti sul territorio molto tempo prima della classica campagna elettorale e che può consentire alle forze politiche di far conoscere ai cittadini idee, programmi e persone in grande anticipo. Non scordiamoci che anche Obama, inizialmente non certo conosciuto come Hillary Clinton, proprio tramite le elezioni primarie ha avuto mesi e mesi per farsi conoscere e per esprimere le proprie idee.

In Italia il PD è sicuramente l’unico partito che, nel proprio statuto (art.18), afferma con grande chiarezza che “vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione”,ovviamente qualora vi siano una pluralità di contendenti. Una scelta forte che caratterizza questo nuovo partito, che è nato con le primarie (il 14 ottobre 2007) e che le intende ovviamente non come un fine in sé ma come un importante strumento di partecipazione che consente di scegliere le persone che gli elettori ritengano più adatte per portare avanti le idee programmatiche del loro partito.

Nonostante questo, al PD viene additata una presunta mancata coerenza nell’utilizzo delle primarie: meraviglia il fatto che tali critiche provengano dai partiti della destra che non celebrano da svariati anni un congresso nazionale e che scelgono i candidati alle cariche monocratiche nel chiuso di qualche stanza.


Flashblog: Ciao Federico!

29 Ottobre 2008

Quando un ragazzo muore a 28 anni non ci sono mai parole sufficienti… 

 

Ancor di più quando solo una settimana prima di morire questo ragazzo aveva fatto una partita di tennis. 

 

Il martedì dopo gli è stata diagnosticata una polmonite.

 

In realtà era una leucemia. E’ morto il sabato seguente. 

 

Non essendo appassionato di tennis io non conoscevo Federico Luzzi. Ho appreso la sua vicenda dai giornali e questa storia mi ha colpito molto, sarà anche per la vicinanza di età. 

 

Ho pensato come molti problemi, molte mie piccole e grande preoccupazioni quotidiane sono spesso piccolezze se confrontate a questi eventi.

 

Ho poi pensato che bisogna riflettere su cosa conta veramente nella vita e su come bisogna utilizzare bene il tempo che ci è donato, per “edificare” qualcosa di buono e non distruggere. 

 

Anche altre persone giovani lottano contro queste terribili malattie. 

 

A loro va il mio pensiero più accorato.

 

Ai genitori e agli amici di Federico la mia più sincera vicinanza.


Pessotto, la partita più importante.

28 Giugno 2008

Sabato 28 giugno – L’altra volta promettevo che avrei aggiornato più spesso il blog. Ma tra la tesi (che consegno lunedì prossimo!), gli impegni con il PD e altre attività è stato un periodo veramente caldo…

Oggi sono stato all’assemblea regionale costituente del PD, a cui ero stato eletto alle primarie del 14 ottobre. Abbiamo approvato lo Statuto ed il Manifesto programmatico del PD della Toscana.

“Che noia – dirà qualcuno di voi – parla sempre di politica!”

Stasera invece voglio parlarvi di altro. Due anni fa successe un fatto che mi turbò molto: Gianluca Pessotto tentò il suicidio.

Ricordo ancora dov’ero quando lo seppi. La notizia mi lasciò di ghiaccio. Sinceramente Pessotto mi ha sempre ispirato simpatia: non un uomo da copertina, mai sopra le righe, corretto.

Seguivo ogni giorno i tg in attesa di buone notizie. Che sono arrivate, Pessotto ha vinto la partita più importante.

Pessotto ha fatto un libro su questa vicenda.

Ne ho letto una recensione: è un inno alla vita.

Ho trovato alcuni brani del libro. Non aggiungo altro, sono parole che parlano da sè.

«È stata dura, molto. Ora però sento che ciò che prima mi angosciava e deprimeva non può più abbattermi.


Quando tocchi il limite estremo della sofferenza, niente ti può più fare paura. Nemmeno la morte. Come tutti, ne ero spaventato, ma dopo questa esperienza non ne sono più schiavo, come non sono più schiavo del dolore.


Del dolore dobbiamo imparare a fare tesoro, trasformarlo in una risorsa preziosa, non restarne schiacciati».


«Dopo il trauma di due anni fa, mi sento un bambino che vede la luce per la prima volta. Sento la gioia pura di essere vivo. Ora mi occupo del dolore degli altri».


«Nella “prima” vita, avevo la sensazione di non fare più parte di questo mondo; ora ci sono rientrato. Sono rinato con una nuova energia, che mi permette di dare attenzione a tanti piccoli dettagli che in precedenza avevo trascurato.


Sono come un bambino che vede la luce per la prima volta e con stupore dà senso a ogni cosa. Sento la gioia pura di essere vivo, tutto mi emoziona».

Che dire? Pessotto dà una grande lezione sul senso e sul valore della vita, che può essere d’aiuto per tanti.

P.S. “La partita più importante” di Gianluca Pessotto (con Marco Franzelli e Donatella Scarnati). Rizzoli